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Approfondimento 10 · Strutture sanitarie · Persone e prevenzione

Incendio in ospedale: proteggere chi non può mettersi in salvo da solo

Fumo, pazienti non autonomi, ossigeno medicale e organizzazione: perché in ospedale la formazione antincendio è parte della cura.

Felice PorrariDocente antincendio teorico e pratico28 ottobre 2026
Ricostruzione illustrativa di personale sanitario che esamina una planimetria e i percorsi del reparto
Ricostruzione illustrativa generata con IA: non rappresenta un mio corso, un ospedale specifico o persone reali coinvolte in un’emergenza.

In questi giorni sto svolgendo docenza antincendio al personale ospedaliero. È un contesto che rende molto concreta una domanda: come proteggiamo chi non può alzarsi e raggiungere da solo un’uscita?

Dietro ogni letto c’è una persona. Può essere autonoma, avere bisogno di aiuto oppure dipendere da un’assistenza continua. Per questo, parlare di incendio in ospedale significa tenere insieme sicurezza, organizzazione e cura.

La preparazione del personale protegge anche chi, nell’emergenza, deve affidarsi agli altri.

Il primo pericolo può arrivare prima delle fiamme.

Il fumo può ridurre la visibilità, rendere difficile orientarsi e trasportare gas tossici. Non occorre essere a contatto con le fiamme per trovarsi in pericolo. Una persona allettata, sedata o con difficoltà motorie non può reagire come un visitatore che conosce il percorso d’uscita.

La tempestività dell’allarme e la protezione dei percorsi diventano quindi decisive. La domanda da porre non è soltanto «Dov’è il fuoco?», ma anche «Chi può essere esposto e di quale assistenza ha bisogno?».

Un reparto è un sistema che deve continuare a proteggere.

Apparecchiature elettriche, materiali combustibili, depositi e gas medicali richiedono attenzione. Il rischio dipende da come questi elementi sono presenti, utilizzati e controllati: non tutte le stanze e non tutti i reparti hanno le stesse condizioni.

Ossigeno: una distinzione essenziale

L’ossigeno non è un combustibile: è un comburente e può favorire o intensificare la combustione. La presenza di ossigenoterapia richiede precauzioni specifiche. Impianti, valvole e somministrazioni non si manovrano d’iniziativa: gli interventi spettano al personale incaricato secondo le procedure della struttura e le necessità assistenziali.

Spostare un paziente non significa soltanto spostare un letto.

Occorre considerare le sue condizioni, i dispositivi collegati, l’assistenza necessaria e la destinazione prevista. Queste scelte non possono essere improvvisate durante l’allarme: devono essere preparate nel piano di emergenza e conosciute dalle persone che hanno un ruolo nella sua attuazione.

Ricostruzione illustrativa di due operatori sanitari che assistono una paziente su un letto in un corridoio ospedaliero
Immagine generata con IA. Illustra il bisogno di assistenza e coordinamento, senza descrivere una tecnica di movimentazione o una procedura valida per ogni reparto.

Esodo orizzontale progressivo: una protezione progettata.

Nelle strutture in cui è previsto, l’esodo orizzontale progressivo consente di trasferire i pazienti dal compartimento interessato dall’incendio a un compartimento adiacente sullo stesso piano, predisposto per accoglierli e proteggerli. Se necessario, l’esodo prosegue secondo il piano di emergenza.

Non basta quindi raggiungere una stanza vicina. Servono compartimenti adeguati, capacità di accoglienza, percorsi praticabili e personale preparato. Le modalità effettive dipendono dal progetto antincendio e dall’organizzazione del singolo ospedale.

Ricostruzione illustrativa di un corridoio ospedaliero con porte di compartimentazione chiuse e percorso libero
Ricostruzione generata con IA, non documentazione tecnica di una struttura reale. Le porte di compartimentazione e la fruibilità dei percorsi fanno parte del sistema di protezione.

Le piccole abitudini sostengono le grandi protezioni.

Una porta antincendio bloccata con un fermo improvvisato o un corridoio utilizzato come deposito possono compromettere misure importanti. La sicurezza si costruisce anche nel lavoro quotidiano, prima che qualcuno debba dare l’allarme.

Quattro domande da portare in reparto
  • So come segnalare immediatamente un incendio secondo la procedura interna?
  • Conosco il mio compito e chi coordina l’emergenza?
  • So quali percorsi e compartimenti sono previsti dal piano?
  • So come viene organizzata l’assistenza alle persone non autonome?

La formazione è parte della cura.

Nella mia docenza cerco di collegare i principi dell’antincendio alle decisioni che le persone potrebbero dover prendere: riconoscere un segnale, comunicare bene, rispettare i ruoli e comprendere il significato delle protezioni presenti.

La formazione degli addetti prevista dal D.M. 2 settembre 2021 si integra con la conoscenza dei luoghi, delle procedure interne e con le esercitazioni. Un corso non sostituisce il piano di emergenza dell’ospedale: aiuta le persone a comprenderlo e ad attuarlo nel proprio ruolo.

Il messaggio da ricordareIn ospedale, prepararsi significa avere cura anche della sicurezza di chi dipende da noi.

FONTI E RIFERIMENTI

Per approfondire.

  1. Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco · Dispensa FOR3: effetti dell’incendio e modalità di esodo.Apri la dispensa VVF ↗
  2. Ministero dell’Interno · D.M. 18 settembre 2002, testo coordinato sulle strutture sanitarie.Consulta il riferimento ↗
  3. Ministero dell’Interno · D.M. 2 settembre 2021, gestione dell’emergenza e formazione degli addetti.Consulta il decreto ↗
  4. Regione Piemonte · Linea guida per la gestione dell’ossigenoterapia, 2021: proprietà comburenti e precauzioni.Apri il documento regionale ↗

Contenuto divulgativo e didattico. I riferimenti si applicano secondo il campo di applicazione e il percorso progettuale della struttura. Le indicazioni non sostituiscono la valutazione dei rischi, il piano di emergenza, le procedure assistenziali o le istruzioni dei responsabili e dei soccorritori. Tutte le immagini di questo articolo sono ricostruzioni illustrative generate con IA.